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Palazzo Lucerna di Rorà - venerdì 20 luglio ore 21,15

MDA PRODUZIONI DANZA con CARLOTTA BRUNI   ROSA MERLINO  LUCA PIOMPONI

Daphne - La danza del mito

musiche Strauss, Rossini e Corelli - coreografia Aurelio Gatti

 

 

Il mito di Apollo e Dafne è la storia di un amore mai realizzato, ma anche di un paradosso: il dio protettore delle arti mediche non riesce a trovare un farmaco per la ferita infertagli da Eros; proprio il nume che conosce presente, passato e futuro, lascia che la sua mente onniveggente sia offuscata dalla tenace passione per la bellissima Dafne, figlia del fiume Peneo e di Gea. Apollo, nel vederla, se ne innamora, ma la fanciulla, nel vedere il dio, fugge.  Quando ormai sta per essere ghermita, Dafne, esausta, rivolge una preghiera al padre, affinché la sua forma, causa di tanto tormento, sia tramutata in qualcos’altro. In pochi istanti la giovinetta si irrigidisce, i piedi divengono radici, le braccia rami, il corpo si ricopre di una ruvida scorza: si sta trasformando in un albero di alloro. Apollo la raggiunge, ma è troppo tardi; riesce appena a rubarle un bacio, prima che anche la sua bocca sia ricoperta dalla corteccia. Questo il mito, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi. Se Dafne è una vittima, Apollo non va certo giustificato, ma compatito. Il grande sgomento è che una corsa straordinaria, rocambolesca, meravigliosa viene interrotta, per sempre. La corsa si è fermata nella preghiera di metamorfosi… e la ninfa che correva ora è tronco immobile.

Nota anche come La commedia degli spettri, Mostellaria, è una delle più celebri e divertenti commedie plautine in cui è possibile riscontrare tutti gli elementi che hanno determinato nei secoli la fortuna del suo teatro a cominciare dalla forza travolgente dei personaggi popolari, colorati, caratterizzati sino al parossismo, fino ai numerosi cantica che offrono il destro per trascinanti scene musicali. E, come per la Commedia dei Gemelli, le musiche originali saranno nuovamente realizzate dal complesso benese dei Kachupa, una folk-band che incrocia magistralmente sonorità mediterranee e balcaniche.  Come nelle migliori commedie di Plauto, l'astuto servo Tranione, è l’inventore di mille trovate esilaranti, il motore dell'azione che si sviluppa in una sequenza di situazioni comiche in cui, ad ogni rimedio escogitato, il precipitare degli eventi impone subito la necessità di trovare, con le sue furbesche invenzioni, una nuova soluzione, come in una sorta di incessante corsa a ostacoli.

Gli fanno da contrappunto il giovane innamorato e il vecchio genitore, in un gioco di equivoci, doppi sensi, ripetizioni e rovesciamenti, ai quali la lingua plautina fornisce scioltezza e versatilità.

Ma il centro del meccanismo è nell'invenzione del fantasma che si aggira per la casa dalla quale si vuole tenere lontano il padrone perché non scopra le malefatte del figlio. Una trovata che Plauto sviluppa in una girandola di peripezie e di equivoci, fino all'inevitabile lieto fine.